Quota cento e la fuga in pensione di medici, insegnanti e dipendenti pubblici. Cosa cambia?

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QUOTA CENTO E LA FUGA IN PENSIONE DI MEDICI, INSEGNANTI E DIPENDENTI PUBBLICI

Fino al 3 giugno sono giunte all’Inps già 142 mila domande per la quota 100 da professionisti provenienti da diversi settori, tra cui quello sanitario e pubblico, scuole incluse. Cosa cambia e come?

CHE COS’È LA QUOTA 100

Quota 100 è una delle misure della Legge di Bilancio 2019, recentemente approvata in via sperimentale fino al 2021, proposta e approvata con lo scopo di favorire la pensione anticipata e al contempo incrementare l’assunzione e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
Il nome ‘Quota 100’ si riferisce alla somma tra anni del soggetto che presenta la domanda e anni di contributi versati. Infatti, i requisiti minimi per presentare la domanda è aver compiuto 62 anni d’età e aver versato almeno 38 anni di contributi (62+38=100). Così facendo è possibile anticipare l’età di pensionamento, prevista al momento a 67 anni di età ,per quanto concerne la soddisfazione del requisito anagrafico, oppure ancora aver versato almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne, per quanto riguarda invece il raggiungimento del requisito lavorativo.
Proprio perchè si ha una riduzione dei contributi necessari da versare per aver accesso alla Quota 100 e si anticipa l’età per il pensionamento, aumentando di conseguenza gli anni nei quali dovrà essere percepita la pensione, vien da sè che ottenendola si avrà sì un pensionamento anticipato a discapito però della somma percepita mensilmente.

PROSPETTIVE FUTURE

Come anticipato, una delle ragioni per la quale è stata approvata è favorire il turn-over nel mondo lavorativo, sostituendo il personale più anziano con quello più giovane.
Tuttavia da Aprile, primo mese in cui è entrata in vigore la Quota 100 ad oggi, non si è osservato una sostituzione, quantomeno immediata, delle persone andate in pensionamento precoce con nuove assunzioni.
Data la recente introduzione, tuttavia, non è possibile avere a disposizione maggiori dati e le previsioni per quanto riguarda il futuro tasso di sostituzione (e quindi di lavoratori che effettivamente sostituiranno quanti sono andati in pensione) variano dal 10%, nella prospettiva peggiore al 60%, per quella più ottimistica.

DIPENDENTI PUBBLICI

I dipendenti pubblici che hanno fatto domanda per la Quota 100 inizieranno ad usufruirne a partire dal 1 Agosto. Per sopperire alla carenza di dipendenti pubblici, stimata attualmente a circa 240 mila impiegati, il Governo ha stabilito nella Legge di Bilancio 2019 (della quale fa parte anche la Quota 100), un aumento del numero di concorsi pubblici, mentre il Consiglio dei Ministri sta provvedendo attraverso il Decreto Concretezza allo scorrimento delle precedenti graduatorie, oltre che con l’indizione di nuovi concorsi.
Si stima però un turn-over del 35% rispetto alle uscite previste e questo per diverse problematiche riscontrate. Prima tra tutte le tempistiche, a causa dell’impossibilità di sovrapposizione tra data di pensionamento e date dei concorsi pubblici, ma anche relative alle modalità di svolgimento di questi ultimi.

INSEGNANTI

42 mila i posti invece lasciati vacanti nelle scuole italiane a partire da settembre 2019, posti per i quali la FLC CGIL (sindacato rappresentante quanti lavorano nel settore della scuola, sia pubblica che privata) lotterà affinché siano principalmente messi a disposizione per il trasferimento e per la stabilizzazione del personale precario, che tocca attualmente una quota del 25% circa.

MEDICI

Diverso è il discorso per i medici, sebbene si mantengano infatti i trend riguardo l’aumento dei pensionati (è previsto il pensionamento di circa 25 mila medici nel prossimo triennio), diventa più difficile la loro sostituzione.
Questo perché nonostante ogni anno si laureino circa 10 mila studenti in medicina, solo 6.200 sono i medici che possono accedere alle scuole di specializzazione, con la conseguenza che chi ne resta escluso va a costituire e ad aggiungersi al cosiddetto ‘imbuto formativo’.
Sebbene si sia proposto di aumentare a 7.000 il numero di borse di studio, è evidente che questi non siano ancora sufficienti a garantire a tutti i medici di specializzarsi, e conseguenzialmente, ai cittadini di avere un adeguato numero di specialisti che permetta un adeguato turn-over della classe medica.
È stato inoltre proposto di aumentare il numero dei posti messi a disposizione per la facoltà di Medicina e Chirurgia, ma poiché il problema sussisterebbe dopo la laurea, l’attuazione di questa proposta non risolverebbe il problema dell’imbuto formativo, andando anzi ad incrementare ulteriormente il numero di giovani disoccupati medici.
Altra proposta è stata permettere l’assunzione nel Sistema Sanitario Nazionale di medici neolaureati e abilitati con “mansioni non specialistiche”, provvedimento che non solo determinerebbe un deprezzamento del lavoro dei medici, sia da un punto di vista professionale che economico, quanto più aumenterebbe i rischi per la salute del paziente affidato alle cure di un medico non specialista.
Potrebbe essere invece risolutivo un aumento delle borse annuali di specializzazione a 10000, manovra che permetterebbe di bilanciare il pensionamento che avverrà nella classe medica nei prossimi anni.

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