Il lavoro del medico agopuntore

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Secondo le fonti che ci sono pervenute, l’agopuntura ha più di 2000 anni di storia, ma probabilmente è nata ancora prima, nell’ambito della medicina sciamanica. A quel tempo si riteneva che  le malattie fossero causate dalla penetrazione dei demoni nell’organismo: attraverso l’infissione di aghi in punti specifici del corpo umano era possibile scacciarli, e far guarire la persona.

Per quanto l’agopuntura sia nata in un contesto ben diverso dal nostro, e possa apparire a noi occidentali assurda, esoterica e inefficace, la medicina moderna ne ha comprovato efficacia e sicurezza in svariate patologie. A tale proposito, Il National Institute of Health (N.I.H.) è un’agenzia del governo degli Stati Uniti, uno dei centri più avanzati a livello mondiale nella ricerca in campo biomedico. Ebbene, nel 1998 il NIH ha riconosciuto l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento di alcune patologie, come la nausea in gravidanza e il dolore post-operatorio, e la sua utilità nei confronti di una svariata gamma di patologie, come l’asma, la paralisi post-ictus, la cefalea, la dismenorrea, il gomito del tennista, la lombalgia etc…).

L’NIH ha concluso che in queste condizioni l’agopuntura può rappresentare una terapia adiuvante e un’alternativa  terapeutica accettabile, oltre che poter far parte di un programma terapeutico articolato. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO in inglese) ha affermato nel 2002 che vi sono evidenze di efficacia dell’agopuntura in numerose patologie. L’agopuntura possiede numerose azioni: antalgica, antinfiammatoria, decontratturante, posturale, trofica, immunostimolante, ansiolitica e antidepressiva, ipnoinducente, antiallergica, antiemetica e antipruriginosa. Tutte queste azioni rendono gli effetti dell’agopuntura molto profondi.

Gli effetti spesso si mantengono per molti mesi o anni, e questo è dovuto anche alla capacità dell’agopuntura di agire sul DNA, regolando l’espressione dei geni, come è stato dimostrato dagli studi più recenti. In Italia solo i medici chirurghi possono praticare l’agopuntura, meglio ancora se hanno frequentato un’apposita specializzazione e sono iscritti nei registri dei Medici Agopuntori istituiti presso gli ordini dei medici. Il medico agopuntore raccoglie per prima cosa i dati del paziente – l’anamnesi – e solo dopo aver appurato che la patologia in questione può trarre giovamento dall’agopuntura conduce un procedimento diagnostico basato sui principi della Medicina Tradizionale Cinese.

Il medico agopuntore esamina quindi la lingua del paziente e palpa i polsi, da cui deduce quali alterazioni energetiche sono presenti in quel paziente, scegliendo infine i punti di agopuntura specifici. In casi selezionati il medico affianca all’agopuntura altre tecniche, quali la moxa e la coppettazione, o ancora l’auricoloterapia. Gli aghi sono sottilissimi rispetto al passato, avendo un diametro di un quinto di millimetro, e con un gesto rapido e deciso vengono inseriti nei punti di agopuntura, senza provocare alcun dolore nel paziente; al massimo si sente una  lieve dolenzia in alcuni punti. Il paziente viene quindi invitato a rilassarsi, con l’aiuto magari di un sottofondo musicale, e dopo 20 minuti gli aghi vengono estratti. L’agopuntura è priva di effetti collaterali, producendo al massimo qualche piccolo ematoma che si riassorbe da solo. Un ciclo completo di agopuntura prevede un numero di 3-10 sedute, a seconda della patologia (minore nei casi acuti, maggiore in quelli cronici), a cadenza settimanale.

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