Detrazioni e Deduzioni: come pagare meno tasse

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Tutti abbiamo sentito parlare di detrazioni e deduzioni ma non sempre abbiamo le idee chiare su cosa siano e come possono tornarci utili. In che maniera?

Mettendoci soldi in tasca mediante il rimborso dalle tasse statali che versiamo sull’IRPEF (questo vale nell’ambito delle detrazioni) o riducendo la base imponibile totale (ciò vale nell’ambito delle deduzioni). Vediamo più concretamente cosa sono.

Differenza tra detrazioni e deduzioni

Per capire meglio l’argomento è necessario chiarire la differenza tra deduzioni e detrazioni con questo esempio: se l’ammontare del vostro reddito è di 43.000 euro annui ma avete degli oneri relativi a deduzioni per 3.400, dovete sottrarre dall’imponibile totale questa cifra e quindi il totale da dichiarare diverrà 39.700 mila euro. E’ questa la cifra sulla quale vanno applicate le detrazioni e non sui 43.000 euro iniziali.

Il tutto si può riassumere nel seguente modo: Le deduzioni vanno a vantaggio degli alti redditi affinché possano ridurre la base imponibile sulla quale viene determinato l’ammontare delle tasse da pagare, perché queste crescono mediante il concetto di progressività fiscale. Le detrazioni invece vanno a vantaggio dei bassi redditi perché riducono il monte totale delle tasse da pagare.

Le Detrazioni

La detrazione quindi riduce l’ammontare totale delle imposte da versare allo Stato in maniera del tutto legale. In termini pratici è uno sgravio applicabile al totale di tasse che sono state stabilite per legge, attuabile in alcuni ambiti ed in determinate circostanze stabilite a priori dallo Stato Italiano. Cosa essenziale da sottolineare è che le detrazioni intervengono, e dunque ci tornano utili, quando abbiamo un determinato valore di tasse da pagare.

Come saprete, le tasse vengono calcolate seguendo il criterio della progressività fiscale: chi più guadagna maggiormente contribuisce, con le sue tasse, alla sostenibilità della macchina pubblica. In quest’ottica chi percepisce meno, paga meno, e quindi ci si può trovare in situazioni per le quali, pur avendo diritto alla detrazione, non ne si può usufruire perché ci si ritrova in una situazione cosiddetta di “incapienza”, ovvero il totale delle tasse che dobbiamo versare è inferiore alla cifra da detrarre.

In questo caso la differenza in credito di cui avremmo diritto non ce la verserà nessuno. Perché? Il concetto di detrazione ha alla base la decurtazione di una cifra dal totale delle tasse che per legge dobbiamo versare nelle casse Statali. Se non abbiamo tasse da versare logicamente non si può detrarre nulla. Questi però, sono casi tanto limite quanto rari.

Le detrazioni, come detto, sono applicabili in diversi ambiti che di seguito ricapitolo:

  • Detrazioni per redditi da lavoro dipendente;
  • Detrazione per redditi da pensione;
  • Detrazioni per coniuge a carico;
  • Detrazione per figli a carico;
  • Detrazione per redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente;
  • Detrazioni per carichi familiari;
  • Detrazioni per canoni di locazione;
  • Detrazione per il Diritto allo studio;
  • Detrazioni per Spese Mediche;
  • Detrazioni per lavori di Ristrutturazione edilizia e/o Risparmio energetico.

L’elenco sarebbe molto vasto ma per maggiori approfondimenti vi rimando al seguente link che riporta, per ciascuna voce, il dettaglio di quello che rappresenta e cosa si può portare in detrazione.

Alcune delle voci sopra riportare sono mensilmente calcolate e detratte in busta paga in funzione sia della nostra situazione familiare che dello stipendio che ci versa il nostro Datore di lavoro. Quest’ultimo,  nella gran parte dei casi, rappresenta il sostituto di Imposta che esegue il calcolo. Il resto ci tornerà indietro a Luglio (per i dipendenti) o a Settembre (per i pensionati), quando viene eseguito il conguaglio a valle della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Detrazioni e dichiarazione dei redditi

La dichiarazione dei redditi? “E chi ci mette mano, vado dal commercialista e la compila lui…”

Questa è la risposta che spesso si sente quando si parla di 730. Niente di più sbagliato! Da pochi anni il Governo Renzi ha emanato un provvedimento legge che consente a tutti i cittadini dello stato Italiano, dipendenti e professionisti che presentano la dichiarazione dei redditi mediante il modello 730, di avvalersi della possibilità della auto-compilazione mediante il 730 precompilato.

Credete sia impossibile da fare? Sbagliate ancora una volta, bisogna avere un minimo di conoscenze informatiche, e tanta voglia di cimentarsi in un ambito nuovo ma che genera innegabili vantaggi dal punto di vista economico perché, oltre al risparmio dell’onorario che versiamo al commercialista per la dichiarazione che esegue annualmente per noi, potremmo massimizzare le detrazioni da recuperare in diversi ambiti che il professionista di nostra fiducia non ci comunica, e che garantirebbero un ritorno di soldi impensabile.

Come? Seguendo gli innumerevoli siti o guide presenti on-line come www.730precompilato.it che, oltre a guidarti passo passo nella compilazione spiega tanti concetti che possono sembrare rognosi, ma che dovrebbero diventare nostri, così da massimizzare il ritorno economico riducendo l’ammontare delle tasse da pagare.

Ti faccio degli esempi: il tuo commercialista ti ha mai parlato di detrazioni per:

  • Attività sportiva non agonistica dei componenti del nucleo familiare?
  • Detrazione per spese scolastiche (tasse di iscrizione, gite scolastiche, e correlati)?
  • Detrazione per spese funebri (purtroppo esistono anche queste spese)?
  • ma anche, detrazioni sulle sugli onorari versati all’agente intermediario per l’acquisto di una casa (parcella per agenzia di intermediazione)?

Le Deduzioni

Le deduzioni rappresentano quindi una riduzione dell’ammontare totale del nostro reddito complessivo e che rappresenta la base imponibile. Ha una riduzione diretta sull’imposta lorda.

Nel campo delle deduzioni si annoverano le seguenti principali voci:

  • Deduzione contributi versati ai fondi pensione;
  • Contributi facoltativi versati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza;
  • Contributi versati per il riscatto degli anni di laurea;
  • Assegni periodici corrisposti al coniuge a seguito di divorzio o separazione;
  • Spese disabili (spese mediche, acquisto farmaci, assistenza specialistica, e simili)
  • Spese sostenute per l’adozione di un minore straniero (queste sono conteggiate al 50%);
  • Erogazioni liberali come donazioni alle ONG, ONLUS, enti universitari e chi più ne ha più ne metta.

Vi assicuro che la lista prosegue.

Esempi di applicazione delle deduzioni

Naturalmente ogni voce di deduzione ha dei limiti e dei criteri di applicazione, molti dei quali vanno studiati perché possano tornarci utili. A tal proposito vi porto un esempio che possa chiarivi il concetto.

Se ad esempio avete una RAL di 35.700 euro annui, siete entrati nello scaglione di reddito che per cifre superiori ai 28.000 euro prevede il pagamento dell’imposta IRPEF di una percentuale pari al 38%. In cifre il calcolo si esegue nel seguente modo:

  • 35.700 – 28.000 = 7700 * 0.38 = 2926 euro

Cioè, solo sulla parte eccedente i 28000 euro sarete costretti a lasciare nelle casse statali, per quanto concerne l’IRPEF, una cifra pari a 2.926 euro.

Ipotizziamo di avere una deduzione. Decidete di versare una parte del vostro stipendio (la massima cifra deducibile in questo ambito è pari a 5164 euro annui) ad un fondo pensione che possa garantirvi una pensione complementare integrativa, in aggiunta a quella prevista dall’INPS, nel momento in cui andremo in pensione. Il conteggio delle tasse da pagare cambia nel seguente modo:

  • 35.700 – 5.164 = 30.536 nuova base imponibile da dichiarare per il 730
  • 30.536 – 28.000 =  2.536 * 0.38 = 963.68 euro.

Quindi su tutto ciò che sprofila la soglia dei 28.000 euro dovrete lasciare nelle casse statali solo 963.68 euro e non più i 2.926 euro. La differenza è sostanziale anche perché le leggi in vigore (non conosciamo ciò che succederà in futuro) prevedono una tassazione agevolata sulle future pensioni integrative, pari al 15%  e che si ridurrà di un ulteriore 0.3% annuo per ogni anno successivo al 15° di iscrizione al fondo, fino a raggiungere il 9% minimo, per chi avrà aderito al fondo pensione per 35 anni.

Che ne dite? Il vantaggio c’è ma bisogna stare attenti sia alla scelta del fondo sia alla cifra che decidete di versare. Attenzione perché ciò che deciderete di versare non è più momentaneamente nella vostra disponibilità finanziaria ma resta congelata nel fondo pensione e vi verrà messa a disposizione nei modi e nei tempi che stabilirete all’atto della apertura del fondo, dopo che sarete andati in pensione, oppure anticipatamente, ma solo in particolari situazione variabili tra i vari fondi.

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